“Perché non inizi dalla festa del primo maggio, quando è arrivato il temporale e ha sradicato il tendone?”
Questo è solo il più divertente dei suggerimenti che i colleghi del Centre Vignon mi propongono, quando chiedo loro una mano per comporre questo testo. Raccontare la mia esperienza come borsista UNI.COO sul progetto GR.EEN. non è per niente facile: rischio di andare troppo lungo o di dimenticare molte cose importanti; per questo motivo ho deciso di farmi aiutare, raccogliendo pareri, episodi, sensazioni e immagini di chi ha vissuto con me questi quattro mesi.
Molte delle testimonianze raccolte riguardano le mie celebri passeggiate: quale modo migliore e più salutare di conoscere un posto che percorrerlo a piedi? Grazie a queste camminate, tanto verso l'abitato, quanto per i campi, è gemmata la leggenda che io conosca i dintorni meglio di chi ci è nato. È stato in una di queste passeggiate che ho conosciuto, per caso, Jacob, grazie al quale ho potuto incontrare una dozzina di gruppi di donne che lavorano la terra (e trasformano i suoi prodotti) e intervistarle riguardo alla loro condizione di donne, madri e lavoratrici. Era sempre in queste uscite che Nestor mi obbligava a simulare situazioni quotidiane con la complicità della gente che incontravamo, per insegnarmi la lingua locale. Qualcuno ricorda, invece, passeggiate più specifiche: “fofo” (fratello maggiore) Martial, ricorda una delle prime scampagnate, quando mi ha portato al bas-fond (basso piano sulle rive del fiume) e lo abbiamo percorso per il lungo dalla sorgente sotto la casa coloniale, fino alla zona di raccolta della sabbia. Un altro suggerimento dice: “quando dovrò camminare fino dalla parrucchiera per farmi fare le trecce, penserò a quando siamo andati a farle insieme”; e sul tema camminate è rimasto celebre questo: “la prima immagine, che mi verrà in mente pensando a te, è mentre attraversi scalzo il cortile del giardino, io ti chiedo perché sei scalzo e tu mi rispondi: io sono a casa, e a casa non metto le scarpe".
Ma ovviamente non ci sono state solo le camminate, ci sono anche i momenti di lavoro.
Qualcuno è sorpreso dalla mia abnegazione per il lavoro, una cosa che se dici a molti miei conoscenti questi morirebbero d’infarto: “come sei rigoroso, preciso. Sei sempre lì a lavorare su qualcosa. E poi anche [mi verrà in mente] quando fissavamo una riunione, nessuno era in orario e tu sottolineavi la cosa”.
Invece, “tata” (sorella maggiore) Sidonie: “io penso, per prima cosa, [che mi verrà in mente] quando lavoravi in laboratorio con le donne. Come ci spiegavi le cose... E anche che quando ti chiamavamo rispondevi subito!” Una cosa, quest'ultima, per me normalissima, ma evidentemente non così scontata.
Anche Martial ricorda molti momenti lavorativi, assieme a me, quando ci mettevamo a tavolino ad analizzare i problemi che o uno o l’altro aveva riscontrato, per vedere di concepire una nuova soluzione, che fosse non solo pratica, ma prima di tutto fattibile: "il semenzaio sembrerebbe non funzionare, dobbiamo spostarlo", "il laboratorio dovrebbe essere girato per ridurre gli incroci, ma come fare?" E così via. Il mio grande proposito di partenza, d'altronde, era questo: essere d’aiuto, senza essere un vigile; spiegare quello che conosco, se può essere utile, e trovare delle soluzioni in maniera collaborativa. Non penso sia il modo più rapido per ottenere dei risultati, ma non credo nemmeno che ottenere dei risultati in maniera rapida sia una prerogativa positiva.
Ho raggiunto questo risultato? Non posso esserne sicuro: ho intessuto relazioni, parte fondamentale della mia idea di cooperazione e anche di ricerca, ho appreso molto e condiviso quanto più possibile, anche me stesso.
"Sono molto dispiaciuta che Marco stia per partire. Però ho capito che Marco è un nomade e di sicuro tornerà qui prima della fine del 2023”.
Quest'ultima frase di Merdie mi dimostra che - almeno un po' - ce l'ho fatta e viene detta a tavola, durante la cena per la mia partenza, preparata un po’ da tutti, anche da me, in aiuto a "maman" Chantal, che si è occupata del mio sostentamento quotidiano e non mi ha voluto lasciar partire senza provviste, per "farti ricordare della mia cucina e anche rimpiangerla".
Non potrei spiegare meglio che con queste parole, raccolte e condivise con tutti, la mia esperienza, mentre ancora Christelle mi incalza, tra le urla di una calma discussione standard: “ecco un’altra cosa che mi ricorderò… che non ti piace quando urliamo [per comunicare normalmente]!”
È la settima volta dal 2017 che coopero nella zona (anche se non precisamente in questo dipartimento e mai per un periodo di tempo così lungo), ma, alla fine, la cosa che, di tutti i lavori, rimane sempre più difficile da fare è lasciare il Bénin e gli amici.